IN PIAZZA PER I DIRITTI

Molte, questa mattina, le firme di adesione ai referendum sul lavoro ed alle proposte di legge sul reddito minimo garantito e sulle unioni civili, a conferma dell’interesse che questi temi rivestono per i cittadini e dell’impegno da parte di Sinistra Ecologia Libertà per i diritti: diritto al lavoro, ad una vita dignitosa e libera da ricatti.

Diceva Pertini che non esiste libertà senza giustizia sociale, e questo è un pensiero che mi ha guidato nei primi passi nella politica ed al quale trovo conferma nella mia attività di Assessore. Quale libertà ha chi ha perso il lavoro, chi ha una famiglia, un mutuo da pagare e sente su di sé il rischio di licenziamento?

Ecco, noi immaginiamo una società con delle basi di welfare solide e con dei diritti garantiti, diritti che permettano a tutti di essere realmente liberi. Su queste basi, con queste radici deve ripartire l’Europa, con questi principi si deve contrastare la politica imposta dal credito internazionale che sta indebolendo l’idea stessa di Europa come la conoscevamo e sacrificandola al liberismo ed al mercato.

Per questo siamo scesi in piazza con i nostri banchetti e ci torneremo.

Ci rivediamo sabato mattina, sempre in Piazza Indipendenza.

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C’E’ BISOGNO D’ALTRO

Come spesso avviene, il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro è stato banalizzato dai media nazionali e ridotto ad un dibattito pro o contro Art. 18. La proposta del Governo ha però molte altre lacune e, analizzata nel concreto, lascia trasparire il disegno complessivo del testo normativo.

Qui, un’interessante analisi a cura di Sinistra Ecologia Libertà.

ARTICOLO 18, SECONDA PARTE

E veniamo alla nostra “riforma”. Al di là degli escamotage che saranno inventati dai sindacati per salvare la faccia, l’articolo 18 sarà reso completamente inefficace. Dal momento che è ormai scontato che il licenziamento potrà essere motivato da ragioni “economiche o organizzative”, nessun imprenditore sarà così sprovveduto da attuare licenziamenti discriminatori o persino disciplinari: un problema organizzativo  –  con la necessità di ristrutturazione che hanno tutte le aziende in questa fase  –  si trova molto facilmente. E allora, con i licenziamenti praticamente liberi, succederà una di queste due cose, o meglio tutt’e due. In parte verrà posta la scelta tra riduzioni di salario o un certo numero di licenziamenti; in parte ci si libererà di una parte di lavoratori più anziani per sostituirli, a minor costo, con giovani che nel migliore dei casi entreranno con il contratto di apprendistato, tre anni  –  estendibili a cinque  –  a salario ridotto e con la possibilità di esser mandati via. Ci saranno un po’ di ammortizzatori sociali, ma con una durata inferiore agli attuali e con meno gente che avrà la possibilità di passare  –  alla loro scadenza  –  alla pensione, visto che l’età è stata aumentata. Un meccanismo poco appropriato, ma che finora aveva sostituito, anche se non per tutti i lavoratori, le carenze delle protezioni dalla disoccupazione.

www.repubblica.it

Un interessante commento del direttivo nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, che trovate qui svela alcuni retroscena della riforma e la contestualizza a livello europeo, seguendo i casi greco e spagnolo.

Di fatto, ci troviamo di fronte ad una scelta epocale, che potrà cambiare il lavoro come lo intendiamo oggi. Col pretesto della crisi e nella distrazione generale di un Paese forse stanco di protestare e lottare, si aumenteranno le disparità sociali e le garanzie di tutti.

Tito Boeri, economista laureato ed insegnante alla Bocconi, non la pensa esattamente come Monti e la Fornero.

Della serie: non è necessario essere di sinistra per essere persone ragionevoli (anche se aiuta).

Sul sito www.lavoce.info, un’analisi che personalmente condivido solo in alcune sue parti, ma a mio giudizio dà qualche spunto di riflessione interessante e soprattutto dimostra che anche il fronte liberale non è schierato compatto con l’esecutivo.

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CON LA PROPOSTA DEL GOVERNO, UN PAESE PIU’ DEBOLE

Intervengo sul dibattito circa la riforma del lavoro senza la presunzione di poter offrire un contributo particolarmente utile alla discussione. Mi limito a fornire alcuni link.

Il primo è quello relativo al testo del vigente statuto dei lavoratori, la legge che oggi regola il mercato del lavoro; il secondo è quello contenente le proposte del governo Monti.

Cosa cambi sulla facoltà di licenziare ce lo spiega il Sole 24 ore, insospettabile organo di confindustria.

Di fatto viene introdotto il licenziamento per motivi disciplinari, sulla correttezza dei quali deciderà il giudice, con i tempi della giustizia italiana. Come questo possa favorire lo sviluppo, francamente mi sfugge.

L’Italia è un paese in forte crisi e chi, come me, lavora in settori che hanno il termometro della difficoltà che vivono lavoratori ed imprese, se n’è accorto da tempo. Rendere meno sicuro il posto di lavoro e più licenziabili i lavoratori non è la risposta. Di fatto si va ad estendere la precarietà anche a chi oggi ha il contratto fisso… e questo genererà solo maggiore pessimismo e sfiducia nel futuro.

Che vengano poi a parlarci di politiche per le famiglie…

Concludo con un intervista a Landini, a proposito dello sciopero indetto dalla Cgil.

IERI LA PRECARIETA’, ORA LA VITA

Chi scrive ha la fortuna di avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato, ottenuto dopo soli due anni di contratti a termine.

Ho anche la possibilità, lavorando nel settore del credito, di assistere quotidianamente alla palese contraddizione che esiste tra quanto dichiara ormai da anni chi sostiene il tema della flessibilità e la paralisi del settore del credito alle famiglie (motore importantissimo dell’economia).

Il governo Monti, al suo insegnamento, aveva promesso equità e sviluppo, ma le misure finora prese non sembrano andare in questa direzione. Una mini-patrimoniale è stata aumentando le imposte di bollo sui depositi titoli e tassando maggiormente il capital gain su quasi tutti gli strumenti finanziari ad eccezione dei titoli di stato, ma ci si è fermati a questo. Per il resto, si andrà in pensione più tardi, aumenterà l’IVA ed è già aumentata la benzina. Aumentano cioè quelle spese che gravano su tutti indistintamente, indipendentemente dal reddito.

Ora, nel mirino del governo c’è l’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Motivo: maggiore flessibilità porterà a maggiore sviluppo. Tutto da dimostrare, anzi.

Mentre gran parte delle forze politiche nazionali discutono in modo sterile sul motivetto “Monti sì, Monti no” o “Art.18 sì, Art.18 no”, il coordinamento nazionale di Sinistra Ecologia Libertà ha pubblicato un manifesto politico, che verrà anche presentato il prossimo 3 aprile ad Udine, sul tema della precarietà.

Il “Manifesto contro la precarietà” nasce dalla convinzione che la lotta alla precarietà in tutte le sue forme debba essere punto di partenza necessario e imprescindibile per la costruzione dell’alternativa, a partire da una riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali più inclusiva, che non contrapponga i diritti acquisti a quelli invisibili. Una riforma che ponga al centro il tema della giustizia sociale e del reddito. Dobbiamo ricomporre il puzzle dei diritti frammentati o assenti per sostenere l’autonomia delle persone, il valore del lavoro, la loro libertà.

 Tutto il materiale di questo documento lo trovate a questo indirizzo: http://www.sinistraecologialiberta.it/precarieta/

Dateci una letta, specialmente se siete tra i tanti che chiedono una politica che finalmente prenda delle posizioni chiare.

Infine, sempre sul tema del lavoro e del welfare, segnalo questa interessante iniziativa del circolo di Trieste: