C’E’ BISOGNO D’ALTRO

Come spesso avviene, il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro è stato banalizzato dai media nazionali e ridotto ad un dibattito pro o contro Art. 18. La proposta del Governo ha però molte altre lacune e, analizzata nel concreto, lascia trasparire il disegno complessivo del testo normativo.

Qui, un’interessante analisi a cura di Sinistra Ecologia Libertà.

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ARTICOLO 18, SECONDA PARTE

E veniamo alla nostra “riforma”. Al di là degli escamotage che saranno inventati dai sindacati per salvare la faccia, l’articolo 18 sarà reso completamente inefficace. Dal momento che è ormai scontato che il licenziamento potrà essere motivato da ragioni “economiche o organizzative”, nessun imprenditore sarà così sprovveduto da attuare licenziamenti discriminatori o persino disciplinari: un problema organizzativo  –  con la necessità di ristrutturazione che hanno tutte le aziende in questa fase  –  si trova molto facilmente. E allora, con i licenziamenti praticamente liberi, succederà una di queste due cose, o meglio tutt’e due. In parte verrà posta la scelta tra riduzioni di salario o un certo numero di licenziamenti; in parte ci si libererà di una parte di lavoratori più anziani per sostituirli, a minor costo, con giovani che nel migliore dei casi entreranno con il contratto di apprendistato, tre anni  –  estendibili a cinque  –  a salario ridotto e con la possibilità di esser mandati via. Ci saranno un po’ di ammortizzatori sociali, ma con una durata inferiore agli attuali e con meno gente che avrà la possibilità di passare  –  alla loro scadenza  –  alla pensione, visto che l’età è stata aumentata. Un meccanismo poco appropriato, ma che finora aveva sostituito, anche se non per tutti i lavoratori, le carenze delle protezioni dalla disoccupazione.

www.repubblica.it

Un interessante commento del direttivo nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, che trovate qui svela alcuni retroscena della riforma e la contestualizza a livello europeo, seguendo i casi greco e spagnolo.

Di fatto, ci troviamo di fronte ad una scelta epocale, che potrà cambiare il lavoro come lo intendiamo oggi. Col pretesto della crisi e nella distrazione generale di un Paese forse stanco di protestare e lottare, si aumenteranno le disparità sociali e le garanzie di tutti.

Tito Boeri, economista laureato ed insegnante alla Bocconi, non la pensa esattamente come Monti e la Fornero.

Della serie: non è necessario essere di sinistra per essere persone ragionevoli (anche se aiuta).

Sul sito www.lavoce.info, un’analisi che personalmente condivido solo in alcune sue parti, ma a mio giudizio dà qualche spunto di riflessione interessante e soprattutto dimostra che anche il fronte liberale non è schierato compatto con l’esecutivo.

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CON LA PROPOSTA DEL GOVERNO, UN PAESE PIU’ DEBOLE

Intervengo sul dibattito circa la riforma del lavoro senza la presunzione di poter offrire un contributo particolarmente utile alla discussione. Mi limito a fornire alcuni link.

Il primo è quello relativo al testo del vigente statuto dei lavoratori, la legge che oggi regola il mercato del lavoro; il secondo è quello contenente le proposte del governo Monti.

Cosa cambi sulla facoltà di licenziare ce lo spiega il Sole 24 ore, insospettabile organo di confindustria.

Di fatto viene introdotto il licenziamento per motivi disciplinari, sulla correttezza dei quali deciderà il giudice, con i tempi della giustizia italiana. Come questo possa favorire lo sviluppo, francamente mi sfugge.

L’Italia è un paese in forte crisi e chi, come me, lavora in settori che hanno il termometro della difficoltà che vivono lavoratori ed imprese, se n’è accorto da tempo. Rendere meno sicuro il posto di lavoro e più licenziabili i lavoratori non è la risposta. Di fatto si va ad estendere la precarietà anche a chi oggi ha il contratto fisso… e questo genererà solo maggiore pessimismo e sfiducia nel futuro.

Che vengano poi a parlarci di politiche per le famiglie…

Concludo con un intervista a Landini, a proposito dello sciopero indetto dalla Cgil.