Parole vuote

th6U3GPL5OCome una bomba, la prospettiva di nuove elezioni in estate ha scombinato il campo del fu centrosinistra, completamente impreparato rispetto ad una nuova tornata elettorale.

Da una parte il Partito Democratico, che, evidentemente, scommetteva che un’intesa tra le altre forze politiche si sarebbe trovata e si preparava a beneficiare dei conseguenti battibecchi, delle maggioranze risicate e di scelte probabilmente impopolari per sperare di recuperare, con calma, consenso.

Dall’altra parte Liberi e Uguali non ha mai avviato una fase congressuale, essendo ancora impegnata a leccarsi le ferite dopo il 4 marzo ed a rimandare una discussione che andasse a creare una sintesi tra le diverse anime interne.

Puntuali, come sempre, le aperture dei soliti militanti di sinistra ad augurarsi la nascita di fantomatici “campi larghi”, “soggetti plurali”, “coalizioni aperte” (per usare le immagini piu in voga tra i sostenitori dell’attualità del centrosinistra) che dovrebbero unire il Partito Democratico alle forze della sinistra.

Parole già sentite, vuote. Prive di significato.

Il PD ha preso la pessima abitudine, negli ultimi anni, di attribuire la responsabilità delle proprie sconfitte alle difficoltà nella comunicazione, nel far comprendere le proprie ragioni ai cittadini. Dopo il 4 marzo ha addirittura iniziato a trattare l’elettorato con spocchia, accusando gli elettori di non aver avuto giudizio nel voto e contribuendo intenzionalmente al caos post elettorale (dovuto in parte al rosatellum) per tediarci con riferimenti alle mancate riforme del 4 dicembre 2016. Della serie: ve l’avevamo detto di trasformare il Paese in un sistema di tipo presidenziale, ora non lamentatevi.

Il punto che forse sfugge ai sostenitori dei campi larghi, delle grandi realtà plurali, è che il Partito Democratico è, per l’appunto, un partito politico, un partito politico la cui più recente fase congressuale ha consegnato un’ampia maggioranza a chi rivendicava tutte le politiche di questi anni che vanno a scontrarsi con i valori e con le proposte di Liberi e Uguali e con quelle di qualsiasi soggetto che faccia riferimento alla tradizione della sinistra italiana ed europea.

Guidato dai renziani, il PD ha modificato la sua linea tradizionale su praticamente tutto: dal diritto del lavoro all’immigrazione, dall’acqua pubblica ai bonus una tantum per la genitorialità ecc… L’ultimo caso, a Firenze, dove il Sindaco Nardella ora cavalca lo slogan “Prima i Fiorentini!” per l’accesso alle case popolari.

Ai partiti politici si deve portare rispetto e, se si vuole prendere per buono un cambiamento, questo cambiamento prevede la sua liturgia ed i suoi passaggi obbligatori: le linee politiche non si stabiliscono con i tweet o venendo intervistati da Fabio Fazio, ma devono partire dalla base ed essere rappresentati da una classe dirigente che se ne faccia carico e che le rappresenti in prima persona.

Quando si parla di campo largo, di alleanze, prescindendo da questi aspetti, si parla del nulla e ci si condanna all’indeterminatezza ed all’inconsistenza. Ci si condanna, di fatto, a non avere nulla da dire.

La sinistra ha bisogno di ritrovare prima di tutto una propria identità, che parta dalla rappresentanza, anche simbolica, delle fasce sociali che si propone di proteggere e rappresentare. Il 4 marzo (ed in Friuli Venezia Giulia anche il 29 aprile) gli elettori storici delle sinistra o non hanno votato oppure in molti hanno votato Lega o Movimento cinque Stelle, dimostrando di identificare il centro sinistra con i poteri forti di questo Paese e di non avere colto quale pericolo per i loro stessi interessi sia rappresentato da forze politiche che si propongono, tra le altre cose, di abolire la progressività fiscale e la contrattualistica di categoria.

Purtroppo il termine sinistra è associato ormai, nell’immaginario collettivo, a politiche di stampo neoliberista, alle foto che ritraggono insieme Matteo Renzi e Marchionne, alle polemiche con il sindacato. Per bonificarlo ci vorranno tempo, coerenza e meno ambiguità.

Se il Partito Democratico avvierà realmente una fase congressuale e non affiderà un cambio di rotta evidentemente strumentale a quelli che hanno dato la loro benedizione alle disastrose politiche di questi anni, si potrà aprire una discussione, altrimenti le parole resteranno vuote e come tali verranno percepite dagli elettori, condannandoci ad una nuova, forse ancora più pesante, sconfitta.

Liberi e Uguali dovrà, per sopravvivere, ritagliarsi uno spazio autonomo e ritrovare la dignità di una propria linea politica. Dovrá aprirsi alla società, correndo il rischio di far perdere ad alcuni suoi rappresentanti storici le posizioni acquisite. Il programma e le idee ci sono, sta a noi dimostrarcene all’altezza.

 

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PERCHE’ E’ SBAGLIATO TOGLIERE L’IMU

La destra italiana si è ormai focalizzata su pochi principali argomenti per ottenere il consenso elettorale: il terrorismo sull’immigrazione e la sicurezza, presunte persecuzioni giudiziali ai danni del caudillo Berlusconi e un promesso e mai attuato abbassamento delle tasse.

La sinistra dei partiti non è stata capace di opporre a questa deriva un’alternativa culturale solida e duratura, ma ha preferito per anni giocare sulle difensive senza presentare un progetto sociale proprio, capace di coinvolgere nella sfida i cittadini chiamati a sostenerla.

Ora la destra ed una parte del centrosinistra governano insieme, e Berlusconi ha sùbito giocato la sua carta vincente: l’IMU. Senza un accordo sull’eliminazione dell’IMU sulla prima casa, si torna a votare. Noi non ci stiamo.

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Arcore: una “prima casa” che potrebbe non pagare più l’IMU

Quello che la sinistra dovrebbe sforzarsi di far capire al cittadino è che però l’IMU, in quanto imposta patrimoniale, è un ottimo strumento di equità sociale. La prima casa è sicuramente un bene da tutelare, ma ci sono prime case e prime case: c’è il miniappartamento e c’è Villa Certosa, c’è la mansarda con soppalco e c’è l’appartamento delle carceri domestiche di Sallusti, 400m2 in pieno centro a Milano.

L’abilità dell’esercito mediatico berlusconiano è stata quella di portare a votare per il centrodestra non solo chi avrebbe l’interesse di una vittoria del centrodestra (il mondo dei condoni edilizi e fiscali, il mondo dei grandi patrimoni) ma anche il popolo che, invece, per migliorare la propria qualità della via avrebbe bisogno di una maggiore redistribuzione delle ricchezze e dei redditi e che dovrebbe vedere, nelle tasse, uno strumento necessario al mantenimento del welfare ed a garantire diritti e servizi. A tutti. 

 

MA DELLA SINISTRA C’E’ ANCORA BISOGNO

Un centinaio di parlamentari del Partito Democratico ha messo a repentaglio, in tre giorni, il futuro del centrosinistra italiano. Le strategie che non hanno funzionato per vent’anni sono state riproposte e si sono confermate fallimentari, resuscitando un partito politico consegnato ormai al passato, il PdL, e polverizzando la fiducia che milioni di cittadini avevano riposto nel progetto di Bersani.

QUIRINALE: BERLUSCONI VOTA E RIUNISCE BIG ALLA CAMERAEra già successo con la bicamerale ed in molte altre occasioni, nell’arrogante convinzione di essere più furbi del caimano e di essere in grado di mettere in piedi strategie astute ed infallibili. Il risultato di tutto questo è stato un progressivo allontanamento dai cittadini, poco inclini alle beghe di palazzo. Ieri, dopo l’elezione di Napolitano e la conseguente apertura alle larghe intese, il caimano gongolava, circondato dai suoi, adoranti. Gli strateghi del centrosinistra hanno deciso di combattere Berlusconi sul suo terreno, quello delle alleanze e della conta dei voti.

In pochi anni la sinistra si è allontanata sempre più dalla società e dai problemi di tutti i giorni. Sono un amministratore e conosco bene la sensazione che si prova nel non dare delle risposte alle richieste dei cittadini: spesso la complessità delle normative e degli stessi problemi quotidiani non consente di rispondere in modo netto “” o “no“. Questo non è comprensibile a chi vuole da te risposte chiare e prese di posizioni nette, ma quando amministri lo metti in conto e ti auguri di poter rispondere nel tempo, con i fatti. Tuttavia quello che ci troviamo a commentare oggi non riguarda la complessità delle scelte politiche ed amministrative (inevitabile), ma una scelta precisa, quella di non prendere quasi mai posizioni nette per non precludere cambi di rotta successivi.

337371_5329173_lecco_scio_16988613_mediumDa parte mia ho voluto ribellarmi a queste logiche aderendo a Sinistra Ecologia e Libertà, perché questo partito fondava la propria esistenza su una scelta di parte a monte che precludeva e preclude tuttora la strada ad “inciuci” con il centrodestra liberista proprio perché non esiste un centimetro di terreno comune con le forze politiche e le personalità che ne sono espressione.

Il Paese ha bisogno di una sinistra credibile e forte. Ne hanno bisogno i giovani che vivono in una condizione di perenne precarietà, ne hanno bisogno i lavoratori con sempre meno diritti. Ne hanno bisogno le donne impiegate nel commercio che lavorano anche un mese o più di fila senza giorni di pausa. Ne hanno bisogno i carcerati, gli immigrati, i lavoratori in nero. Ne hanno bisogno i cinquantenni disoccupati senza speranze di riassunzione. Ne hanno bisogno le famiglie in difficoltà vittime dei tagli alla scuola ed alla sanità pubbliche.

Destra e sinistra hanno e devono avere ricette politiche diametralmente opposte perché opposti sono gli interessi che rappresentano. La sinistra deve tornare a rappresentare i più deboli deve tutelare gli interessi dei cittadini che non hanno nessuno che gli dia una raccomandazione, che non hanno reti familiari che gli garantiscano un futuro. Deve garantire diritti e pari opportunità a tutti i cittadini. E può tornare a farlo solo riappropriandosi della propria identità e delle proprie radici. Ripulendosi dalla contaminazione culturale operata dal berlusconismo. Riscoprendo l’orgoglio di essere una forza politica “di parte”. C’è bisogno di sinistra, dobbiamo ricostruirla insieme.