Non è lavoro, è sfruttamento

Marta Fana ci fornisce un testo agile, di facile lettura, che cattura e conduce ad un’analisi impietosa delle politiche neo-liberiste che hanno stravolto il mercato del lavoro nel corso di un oltre un ventennio in Italia ed in Europa.

 

In Non è lavoro, è sfruttamento Marta Fana descrive un delitto.
Un delitto perpetrato ai danni della dignità del lavoro e dei lavoratori.
Un delitto realizzato a colpi di precarizzazione, abbattimento di tutele.
Un delitto i cui esecutori sono stati i governi di diversi colori che hanno riformato il mondo del lavoro in tutta Europa, Italia compresa.
Un delitto che ha avuto un mandante: l’ideologia neoliberista.

Già, ma le ideologie non erano morte? Così ci è stato detto, per anni. Eppure dietro alla scelta di cancellare conquiste ottenute attraverso anni di lotte da parte dei lavoratori c’è una precisa interpretazione della realtà ed una conseguente declinazione di politiche economiche e del diritto del lavoro. Un’ideologia, appunto.

A questa ideologia, che sostiene che per ottenere crescita si debbano ridurre diritti, tutele e servizi, si sono consegnati negli anni esponenti di tutte le maggiori forze politiche europee, centro-sinistra compreso.

Accompagnate da tagli alla sanità ed alla scuola, le riforme del mercato del lavoro hanno aumentato le diseguaglianze, chiuso i lavoratori in una condizione di solitudine e paura e negato di fatto diritti e princìpi esplicitamente richiamati dagli ordinamenti nazionali.

Oggi, di fronte al disastro del jobs act, i discepoli di Matteo Renzi mostrano, come fossero prove evidenti ed incontestabili, le dichiarazioni dell’una o dell’altra agenzia internazionale che ne lodano i contenuti. Peccato che la nomenklatura di queste Istituzioni non sia immune da condizionamenti e che il neo-liberismo sia la principale corrente di pensiero dei loro esponenti.

In Italia, nel frattempo, in alcuni settori, come quello della logistica (a cui è dedicato un intero capitolo di Non è lavoro, è sfruttamento), le condizioni del lavoro sono tali da aver fatto sì che l’intero comparto si sia mobilitato più volte in scioperi e manifestazioni. Nel 2016, in una di queste, a Piacenza, morì un operaio di 53 anni egiziano, investito da un TIR durante un picchetto.

Fana sviluppa poi un’analisi dei contratti a tempo ed a chiamata e racconta anche numerosi altri episodi concreti, alcuni dei quali già anticipati nel noto confronto con Farinetti, padrone della catena Eataly, sventolata dai leopoldini come esempio per l’Italia.

Non è lavoro, è sfruttamento spiega per bene come perfino l’alternanza scuola-lavoro sia stata utilizzata in modo improprio e, piuttosto che strumento di formazione, si servita a fornire lavoratori non retribuiti  ad aziende ed addirittura a grandi catene multinazionali, senza un reale progetto a vantaggio degli studenti.

Per decenni siamo stati abituati a vedere spacciato per lavoro qualsiasi cosa. Siamo stati abituati a leggere statistiche dell’ISTAT che definiscono occupato  chi lavora almeno un’ora a settimana: Marta Fana ci consegna gli strumenti utili per analizzare la realtà in cui viviamo ed ad immaginarne una diversa, ci restituisce consapevolezza e disegna un quadro d’insieme dall’analisi del quale ripartire per ricostruire una sinistra che sappia rappresentare gli interessi dei più deboli e degli sfruttati, che sappia dar loro la dignità che solo l’unione e la condivisione possono dare. In un dibattito politico piatto e privo di contenuti, Non è lavoro, è sfruttamento ci dà un po’ di ossigeno e speranza.

Perché, di fronte ai delitti, ci si indigna e si agisce. Insieme.

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GRAZIE.

Una vittoria netta della lista Il Ponte, un risultato personale superiore alle più rosee aspettative. Un ottimo risultato anche per Alessia Zambon, seconda candidata di Sinistra Italiana.

Abbiamo lavorato molto per cinque anni e nelle ultime settimane abbiamo girato Cervignano per comunicare ai cittadini il nostro progetto per la città.

Siamo stati premiati.

Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuti, appoggiati, accompagnati, aiutati. Grazie a chi ha deciso di affidare a noi il proprio voto, dandoci fiducia.

Lavoreremo nei prossimi anni con onestà e impegno per esserne all’altezza.

Nonostante il male.

Mostra Personale di Pittura di Adriana Salon.

Adriana è nata a Trieste nel 1937, malata di Parkinson dal 1974, ha iniziato a dipingere nel 2012 e dal 2015 è residente presso la Casa di Riposo “V. Sarcinelli” di Cervignano del Friuli. Dopo un peggioramento della malattia ora è sulla sedia a rotelle. E’ seguita quotidianamente dai fisioterapisti per la riabilitazione motoria che le ha permesso di riprendere a dipingere. Ha frequentato corsi di pittura del maestro Yuan Arias Gonano, su consiglio della neurologa dott.ssa Alessandra Martinelli. In occasione del suo 80° compleanno, il Comune di Cervignano del Friuli, per mezzo del personale della Casa di Riposo, ha deciso di “regalare” ad Adriana la possibilità di realizzare la sua prima mostra personale. La mostra viene installata in collaborazione con i soci di Coop Alleanza 3.0 presso i locali che vengono messi a disposizione presso il Centro Commerciale Cervignano. Alcune opere verranno inoltre esposte nella serata di lunedì 29 maggio presso il Teatro Pasolini in occasione della assemblea annuale dei soci di Coop Alleanza 3.0 che lì si terrà alle ore 20.15 .

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Giornata Internazionale contro l’Omofobia

Lo scorso 16 maggio abbiamo ospitato a Cervignano “Nacho” Quintana Vergara, Presidente di Arcigay Friuli Venezia Giulia.

La serata è stata organizzata dall’Amministrazione di Cervignano in continuità con il mandato conferito da parte del Consiglio Comunale.

E’ stata un’occasione di confronto rispetto all’attualità di questi giorni: le notizie provenienti dalla Cecenia ci raccontano di episodi di tortura, intimidazione e persecuzione sistematica ai danni della popolazione omosessuale locale, ci raccontano di un Paese nel quale il Capo di Stato si fregia di affermare che nel suo Paese non ci sono omossessuali e che, se qualora ci fossero, sarebbero i loro stessi parenti ad ucciderli perché disonorati dalla loro presenza. Ci raccontano però anche di come le associazioni che dalla vicina Russia cercano di informare ed aiutare le vittime vengano ostacolate dal governo.

La Cecenia si aggiunge ad una purtroppo lunga lista di Paesi nei quali la pretesa difesa delle tradizioni viene spesso accompagnata da episodi contro la popolazione omosessuale e contro le minoranze in generale.

Vergara mi ha molto colpito quando ha affermato che gli omosessuali devono essere solidali con tutti gli oppressi, con tutti coloro i quali risultino deboli e vulnerabili, con l’immigrato o con il lavoratore precario perché vittime dei medesimi carnefici.

La serata ha avuto inoltre un doppio valore perché, a pochi giorni dal 10 giugno, ci ha consentito di conoscere meglio il percorso di avvicinamento al prossimo pride, organizzato ad Udine, un’occasione di confronto e crescita per l’intera comunità friulana.

Grazie a LUCA FURIOS per le foto, pubblicate su Cervignanesi Reloaded

Ripartiamo da qui

La Costituzione nata dalla Resistenza è salva. Il giochino di far passare per moderna un’idea di Paese conservatrice ed accentratrice è fallita. Prendiamo e portiamo a casa.

D’altra parte, non ci voleva la sfera di cristallo per capire che la politica dell’azzardo di Renzi si sarebbe prima o poi schiantata contro un muro. Meglio che sia avvenuto in questo modo e prima di ulteriori danni al Paese ed alla sinistra. Il blairismo all’italiana è durato tre anni; altrove è andata peggio. Spero che con esso tramonti definitivamente l’idea di un centro-sinistra che disprezza le minoranze, che per sentirsi cool frequenta i vincenti e che, come De Luca, per parlare con i lavoratori debba chiedere agli imprenditori suoi amici di intercedere. Spero che la sinistra rinasca dai lavoratori e dalle periferie e lasci ad altri le simpatie di Marchionne e Briatore. Una sinistra che creda nella rappresentanza, anziché dileggiarla parlando di poltrone e casta. Una sinistra che diventi il megafono dei più deboli ed emarginati e non che cerchi di ridurne la possibilità di organizzarsi ed esprimersi. Una sinistra che smetta di dare spazio a voltagabbana in cerca di una sistemazione economica e che dia invece voce a chi non ce l’ha offrendogli opportunità e spazi di rappresentanza politica.

Renzi ha fatto il primo discorso da politico maturo proprio nel giorno della sua sconfitta. Gli si deve dare atto dell’avvenuta metamorfosi, ma non possiamo dimenticare gli attacchi al sindacato, all’associazionismo ed addirittura all’associazione erede dei valori della Resistenza che ha fatto uscire il Paese dal fascismo. Non perdonerò, infatti, facilmente chi mi ha dato del fascista perché ho votato No alla riforma, associandomi a casapound.

Era ovvio che oggi ci sarebbe stata la parata di Grillo e Salvini. Nemmeno per prevedere questo ci voleva la sfera di cristallo. La responsabilità è di chi si credeva irresistibile e popolare, in virtù di ciò ha sfidato la sorte e si sveglia oggi dal sogno nel peggiore e più brutale dei modi. A scimmiottare la destra si perde, Matteo. Tra la copia e l’originale nessuno sceglie la copia.

Era altrettanto scontato che il contributo della sinistra all’opposizione a questo tentativo di scempio della Costituzione sarebbe stato fatto passare in secondo piano. Valorizzare il contributo della sinistra non è nell’interesse del Partito Democratico né delle forze che muovono i media in questo Paese (a proposito, la legge sul conflitto d’interesse dei primi cento giorni di Renzi che fine ha fatto?). Ma il nostro contributo è stato fortissimo ed ha dato coraggio a molti cittadini di sinistra altrimenti tentati dal meno peggio. Ma non si vota il meno peggio quando si parla di Costituzione.

La sconfitta di Renzi e dei suoi giannizzeri è tanto più cocente se si pensa a quanti hanno votato la riforma turandosi il naso, consapevoli dei milioni di difetti che la riforma stessa conteneva ma che, non senza sofferenza e terrorizzati dal populismo che avanza, hanno votato sì. Senza di essi (la maggioranza delle persone con cui ho parlato) il Sì non avrebbe superato il 15 %. Gli entusiasti acritici.

Il centro-sinistra rinascerà dai cittadini e ci vedrà di nuovo tutti insieme, se l’arroganza di alcuni lascerà il passo alla voglia di far vincere uno schieramento veramente progressista che parta dalla giustizia sociale e dalla redistribuzione del reddito e dei patrimoni.

La nostra società presenta sempre più evidenti differenze e ingiustizie e le forze di sinistra non possono prescindere da un’analisi socio-economica da cui partire per trovare, insieme ai cittadini, le migliori risposte. Una sinistra che si proponga di ribaltare le dinamiche sociali, non di amministrarle.

Ripartiamo da qui, dalla difesa della Costituzione. Facciamo lo sforzo di superare le divisioni di questi ultimi mesi e ricominciamo con uno spirito rinnovato. Ritroviamo la voglia di cambiare la società, per davvero. Creiamo un’alternativa vera all’austerità dell’Europa, oggi ridotta ad una rassegna di dichiarazioni spot da rispolverare solo durante le campagne elettorali.