Giornata Internazionale contro l’Omofobia

Lo scorso 16 maggio abbiamo ospitato a Cervignano “Nacho” Quintana Vergara, Presidente di Arcigay Friuli Venezia Giulia.

La serata è stata organizzata dall’Amministrazione di Cervignano in continuità con il mandato conferito da parte del Consiglio Comunale.

E’ stata un’occasione di confronto rispetto all’attualità di questi giorni: le notizie provenienti dalla Cecenia ci raccontano di episodi di tortura, intimidazione e persecuzione sistematica ai danni della popolazione omosessuale locale, ci raccontano di un Paese nel quale il Capo di Stato si fregia di affermare che nel suo Paese non ci sono omossessuali e che, se qualora ci fossero, sarebbero i loro stessi parenti ad ucciderli perché disonorati dalla loro presenza. Ci raccontano però anche di come le associazioni che dalla vicina Russia cercano di informare ed aiutare le vittime vengano ostacolate dal governo.

La Cecenia si aggiunge ad una purtroppo lunga lista di Paesi nei quali la pretesa difesa delle tradizioni viene spesso accompagnata da episodi contro la popolazione omosessuale e contro le minoranze in generale.

Vergara mi ha molto colpito quando ha affermato che gli omosessuali devono essere solidali con tutti gli oppressi, con tutti coloro i quali risultino deboli e vulnerabili, con l’immigrato o con il lavoratore precario perché vittime dei medesimi carnefici.

La serata ha avuto inoltre un doppio valore perché, a pochi giorni dal 10 giugno, ci ha consentito di conoscere meglio il percorso di avvicinamento al prossimo pride, organizzato ad Udine, un’occasione di confronto e crescita per l’intera comunità friulana.

Grazie a LUCA FURIOS per le foto, pubblicate su Cervignanesi Reloaded
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L’ITALIA DEL LAVORO NERO, LE MULTINAZIONALI E IL RUOLO DEGLI ENTI LOCALI

“La scena diviene quasi apocalittica al calare del sole invernale: dozzine di immigrati si muovono attorno a noi cucinando, accendendo il fuoco, cercando di riscaldarsi. Ne intravediamo i profili.

Vengono dall’Africa (Ghana, Burkina Faso, Costa d’Avorio) e vivono almeno in duecento nello squallido campo in cui ci troviamo, dove i medici ci dicono le condizioni di vita essere peggiori di alcuni campi per rifugiati in zone di guerra.

I migranti vivono qui, a Rosarno, in Calabria, per la raccolta delle arance. Ogni inverno, giungono qui almeno in duemila far sì che le arance arrivino nei nostri supermercati o che finiscano nei succhi di frutta o nei soft drink.”

Un articolo di THE ECOLOGIST racconta la storia di Rosarno, già nota alle cronache italiane da anni ma, purtroppo, stabile nella sua tragicità. Il giornale inglese ne parla però perché, con un’inchiesta ripresa dal Corriere della Sera, accusa la Coca Cola di contribuire allo sfruttamento degli immigrati non riconoscendo alle arance acquistate un prezzo equo.

Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento troverà, nei link di cui sopra, tutti gli spunti del caso. Qui preferisco affrontare il tema da un altro punto di vista, uno tra i tanti, quello riguardante le scelte delle amministrazioni locali. Molto infatti è già stato fatto dalla grande distribuzione di origine cooperativa ed ancora prima dalle più piccole realtà legate al FAIR TRADE, ma è ancora piuttosto inesplorato il campo riguardante le scelte amministrative.

Ebbene, il Comune di Cuneo ha recentemente introdotto nei distributori destinati agli uffici ed a chi frequenta il Comune i prodotti del commercio equo e solidale. A Cervignano sono presenti numerosi distributori automatici (Centro Civico, Casa della Musica, Municipio…) per i quali si potrebbe seguire questo esempio.

I prodotti fair trade sono buoni per chi li consuma quanto per chi li produce e rifiutano forme di produzione che non rispettino la dignità del lavoro e l’ambiente. Logiche del tutto estranee alle multinazionali come la Coca Cola, come confermato da questo ennesimo caso.

Purtroppo le logiche prevalenti nell’assegnazione degli appalti rispettano il principio del massimo ribasso ad ogni costo. Mi riprometto di studiare un sistema per superarlo, almeno in alcuni casi, come questo, per i quali massimo ribasso equivale a sfruttamento del lavoro nero e deterritorializzazione dei servizi.