PD or not PD, is that the question?

Il prossimo 2 dicembre, a Roma, si terrà l’assemblea costitutiva di un nuovo grande soggetto politico che si propone di unire tutte le forze progressiste italiane.

Art.1 MdP, Possibile e Sinistra Italiana prevedono di riunire oltre duemila delegati, con ampio spazio riservato a nuovi iscritti e simpatizzanti che si siano avvicinati da poco alla politica.

a33a6ab781a61bda_HamletSkull.previewIl progetto è quello di creare un’alternativa che realmente risponda ai valori della sinistra italiana ed internazionale e che sappia essere credibile come forza potenzialmente di governo, capace cioè di formulare una proposta coerente, concreta e realizzabile. Come dice  Jeremy Corbyn, la sinistra dovrà diventare il nuovo centro politico, dovrà cioè porsi come obiettivo quello di rappresentare le istanze di larghissima parte della popolazione, quella che dalle politiche neoliberiste portate avanti in questi anni ha soltanto perso, in potere d’acquisto, welfare e diritti.

La sinistra si trova però oggi a portare il fardello del continuo riferimento, da parte di stampa e TV, ai rapporti con il Partito Democratico. Chi solleva la questione, dimentica che il Partito Democratico a guida Renzi è quello che ha applicato al diritto del lavoro le stesse ricette proposte per anni da Forza Italia e Popolo delle Libertà, che ha preferito la politica dei bonus una tantum come il bonus bebè ad un serio investimento nel welfare, che ha votato il decreto Minniti che punisce la marginalità sociale quasi fosse un reato e che prende accordi con i signori della guerra libici per smaltire i migranti provenienti dall’Africa e che ha votato a maggioranza una riforma costituzionale e una legge elettorale a colpi di fiducia. E potrei continuare.

Invocare cambi di rotta o ripensamenti è purtroppo ormai senza senso: alcuni dirigenti del Partito Democratico hanno subìto una metamorfosi tale da portarli a contraddirsi con la storia stessa di quel partito (quella dei tre milioni in piazza per l’articolo 18, quella contraria agli accordi Berlusconi – Gheddafi, ecc…). Hanno subìto una metamorfosi politica, ma anche di stile e di metodi. Non molto tempo fa, l’educazione e lo stile comunicativo sobrio e rispettoso erano elevati a modo d’essere, all’interno del centro-sinistra, oggi sono stati sostituiti dagli sfottò e da uno stile di dibattito forse adatto ai salotti televisivi ed all’utilizzo dei social network, ma privo del rispetto minimo che si deve ai propri avversari, non compatibile con il progetto di una sinistra innovativa, progressista e credibile.

La sinistra ha oggi il compito di ripartire da zero e riacquisire credibilità, ma non potrà farlo se asseconderà nel dibattito chi continua a chiedere che intenzioni vi siano rispetto ad alleanze ed accordi.

La sinistra si appresta a compiere un percorso lungo per il quale non deve avere fretta, un percorso durante il quale dovrà coniugare la propria visione del mondo con la disponibilità a raccogliere le istanze politiche di larghe parti della società, di chi si pone l’obiettivo di rappresentare. Una ricostruzione che non otterrà da subito straripanti successi elettorali, e con questo dovremo fare i conti, ma che dovrà costruire con un’ottica di medio-lungo termine fondandosi su due punti imprescindibili:

  • IDENTITÀ: una chiave di lettura del mondo ed un sistema di valori condiviso che costituiscano le fondamenta comuni e che facciano sì che alcuni capi saldi come uguaglianza, antirazzismo e giustizia sociale non siano mai messi in discussione;
  • RAPPRESENTANZA: la volontà di portare avanti in primis le istanze di determinate fasce della popolazione, maggioritarie sì, ma ben definite. Il partito di tutti così come concepito nella costruzione del consenso renziano è una bufala che ha consentito di portare avanti gli interessi di una stretta minoranza di cittadini.

La sinistra non può accettare la guerra al povero scatenata dal Ministro Minniti che consente alle città di togliere dallo sguardo dei cittadini benestanti le marginalità sociali che, non potendo risolvere, reprime e nasconde. La sinistra dovrà restituire dignità ai lavoratori, ormai ricattabili e ricattati in ogni modo ed in ogni settore. La sinistra dovrà sostenere, ad esempio, le lotte del personale dipendente del mondo del commercio che rivendicano un giusto tempo per il lavoro e un giusto tempo per il riposo ora negati di fatto dalle aperture selvagge nelle domeniche e durante le festività. La sinistra dovrà salvaguardare i beni comuni come le risorse idriche e l’ambiente, ma anche il patrimonio artistico del nostro Paese. La sinistra dovrà spendersi per i diritti civili ed al contempo per i diritti sociali delle persone e lottare per un futuro di giustizia sociale ed eguaglianza. In poche parole, dovrà essere una forza progressista.

A rappresentare Marchionne e Farinetti ci pensino altri.

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Non è lavoro, è sfruttamento

Marta Fana ci fornisce un testo agile, di facile lettura, che cattura e conduce ad un’analisi impietosa delle politiche neo-liberiste che hanno stravolto il mercato del lavoro nel corso di un oltre un ventennio in Italia ed in Europa.

 

In Non è lavoro, è sfruttamento Marta Fana descrive un delitto.
Un delitto perpetrato ai danni della dignità del lavoro e dei lavoratori.
Un delitto realizzato a colpi di precarizzazione, abbattimento di tutele.
Un delitto i cui esecutori sono stati i governi di diversi colori che hanno riformato il mondo del lavoro in tutta Europa, Italia compresa.
Un delitto che ha avuto un mandante: l’ideologia neoliberista.

Già, ma le ideologie non erano morte? Così ci è stato detto, per anni. Eppure dietro alla scelta di cancellare conquiste ottenute attraverso anni di lotte da parte dei lavoratori c’è una precisa interpretazione della realtà ed una conseguente declinazione di politiche economiche e del diritto del lavoro. Un’ideologia, appunto.

A questa ideologia, che sostiene che per ottenere crescita si debbano ridurre diritti, tutele e servizi, si sono consegnati negli anni esponenti di tutte le maggiori forze politiche europee, centro-sinistra compreso.

Accompagnate da tagli alla sanità ed alla scuola, le riforme del mercato del lavoro hanno aumentato le diseguaglianze, chiuso i lavoratori in una condizione di solitudine e paura e negato di fatto diritti e princìpi esplicitamente richiamati dagli ordinamenti nazionali.

Oggi, di fronte al disastro del jobs act, i discepoli di Matteo Renzi mostrano, come fossero prove evidenti ed incontestabili, le dichiarazioni dell’una o dell’altra agenzia internazionale che ne lodano i contenuti. Peccato che la nomenklatura di queste Istituzioni non sia immune da condizionamenti e che il neo-liberismo sia la principale corrente di pensiero dei loro esponenti.

In Italia, nel frattempo, in alcuni settori, come quello della logistica (a cui è dedicato un intero capitolo di Non è lavoro, è sfruttamento), le condizioni del lavoro sono tali da aver fatto sì che l’intero comparto si sia mobilitato più volte in scioperi e manifestazioni. Nel 2016, in una di queste, a Piacenza, morì un operaio di 53 anni egiziano, investito da un TIR durante un picchetto.

Fana sviluppa poi un’analisi dei contratti a tempo ed a chiamata e racconta anche numerosi altri episodi concreti, alcuni dei quali già anticipati nel noto confronto con Farinetti, padrone della catena Eataly, sventolata dai leopoldini come esempio per l’Italia.

Non è lavoro, è sfruttamento spiega per bene come perfino l’alternanza scuola-lavoro sia stata utilizzata in modo improprio e, piuttosto che strumento di formazione, si servita a fornire lavoratori non retribuiti  ad aziende ed addirittura a grandi catene multinazionali, senza un reale progetto a vantaggio degli studenti.

Per decenni siamo stati abituati a vedere spacciato per lavoro qualsiasi cosa. Siamo stati abituati a leggere statistiche dell’ISTAT che definiscono occupato  chi lavora almeno un’ora a settimana: Marta Fana ci consegna gli strumenti utili per analizzare la realtà in cui viviamo ed ad immaginarne una diversa, ci restituisce consapevolezza e disegna un quadro d’insieme dall’analisi del quale ripartire per ricostruire una sinistra che sappia rappresentare gli interessi dei più deboli e degli sfruttati, che sappia dar loro la dignità che solo l’unione e la condivisione possono dare. In un dibattito politico piatto e privo di contenuti, Non è lavoro, è sfruttamento ci dà un po’ di ossigeno e speranza.

Perché, di fronte ai delitti, ci si indigna e si agisce. Insieme.

GRAZIE.

Una vittoria netta della lista Il Ponte, un risultato personale superiore alle più rosee aspettative. Un ottimo risultato anche per Alessia Zambon, seconda candidata di Sinistra Italiana.

Abbiamo lavorato molto per cinque anni e nelle ultime settimane abbiamo girato Cervignano per comunicare ai cittadini il nostro progetto per la città.

Siamo stati premiati.

Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuti, appoggiati, accompagnati, aiutati. Grazie a chi ha deciso di affidare a noi il proprio voto, dandoci fiducia.

Lavoreremo nei prossimi anni con onestà e impegno per esserne all’altezza.

Nonostante il male.

Mostra Personale di Pittura di Adriana Salon.

Adriana è nata a Trieste nel 1937, malata di Parkinson dal 1974, ha iniziato a dipingere nel 2012 e dal 2015 è residente presso la Casa di Riposo “V. Sarcinelli” di Cervignano del Friuli. Dopo un peggioramento della malattia ora è sulla sedia a rotelle. E’ seguita quotidianamente dai fisioterapisti per la riabilitazione motoria che le ha permesso di riprendere a dipingere. Ha frequentato corsi di pittura del maestro Yuan Arias Gonano, su consiglio della neurologa dott.ssa Alessandra Martinelli. In occasione del suo 80° compleanno, il Comune di Cervignano del Friuli, per mezzo del personale della Casa di Riposo, ha deciso di “regalare” ad Adriana la possibilità di realizzare la sua prima mostra personale. La mostra viene installata in collaborazione con i soci di Coop Alleanza 3.0 presso i locali che vengono messi a disposizione presso il Centro Commerciale Cervignano. Alcune opere verranno inoltre esposte nella serata di lunedì 29 maggio presso il Teatro Pasolini in occasione della assemblea annuale dei soci di Coop Alleanza 3.0 che lì si terrà alle ore 20.15 .

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Giornata Internazionale contro l’Omofobia

Lo scorso 16 maggio abbiamo ospitato a Cervignano “Nacho” Quintana Vergara, Presidente di Arcigay Friuli Venezia Giulia.

La serata è stata organizzata dall’Amministrazione di Cervignano in continuità con il mandato conferito da parte del Consiglio Comunale.

E’ stata un’occasione di confronto rispetto all’attualità di questi giorni: le notizie provenienti dalla Cecenia ci raccontano di episodi di tortura, intimidazione e persecuzione sistematica ai danni della popolazione omosessuale locale, ci raccontano di un Paese nel quale il Capo di Stato si fregia di affermare che nel suo Paese non ci sono omossessuali e che, se qualora ci fossero, sarebbero i loro stessi parenti ad ucciderli perché disonorati dalla loro presenza. Ci raccontano però anche di come le associazioni che dalla vicina Russia cercano di informare ed aiutare le vittime vengano ostacolate dal governo.

La Cecenia si aggiunge ad una purtroppo lunga lista di Paesi nei quali la pretesa difesa delle tradizioni viene spesso accompagnata da episodi contro la popolazione omosessuale e contro le minoranze in generale.

Vergara mi ha molto colpito quando ha affermato che gli omosessuali devono essere solidali con tutti gli oppressi, con tutti coloro i quali risultino deboli e vulnerabili, con l’immigrato o con il lavoratore precario perché vittime dei medesimi carnefici.

La serata ha avuto inoltre un doppio valore perché, a pochi giorni dal 10 giugno, ci ha consentito di conoscere meglio il percorso di avvicinamento al prossimo pride, organizzato ad Udine, un’occasione di confronto e crescita per l’intera comunità friulana.

Grazie a LUCA FURIOS per le foto, pubblicate su Cervignanesi Reloaded